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Patologie \ Iperparatiroidismo

Iperparatiroidismo


Che cos'è l'iperparatiroidismo?
L'iperparatiroidismo è una patologia derivata da un eccesso di attività di alcune ghiandole presenti nel collo dette "paratiroidi". Queste ghiandole sono coinvolte nel metabolismo del calcio, secernendo un ormone (detto "paratormone") in grado di aumentare il livello di calcio nel sangue, diminuendone il contenuto nell'osso. L'iperparatiroidismo può comparire autonomamente oppure essere legato a deficit di calcio, cui la ghiandola è chiamata a rispondere: in questo caso si parla di iperparatiroidismo "secondario".

Cosa può determinare il malfunzionamento di queste ghiandole?
Vi sono varie circostanze in cui questa disfunzione si può manifestare: la più comune è lo sviluppo di un tumore benigno a carico della ghiandola, il quale a sua volta fa aumentare la produzione del paratormone, oppure potrebbero essere presenti cause genetiche; la ghiandola, in alternativa, potrebbe iniziare a secernere una quantità eccessiva di paratormone in risposta ad un'altra qualsiasi condizione che tenda a mantenere bassi i livelli di calcio o di vitamina D nel sangue, come ad esempio un'insufficienza renale cronica: vi sono in questa seconda circostanza alcuni rari casi in cui la paratiroide inizia a secernere una quantità eccessiva di paratormone a prescindere dalla concentrazione di calcio nel sangue.

Che cosa comporta l'iperparatiroidismo?
Nell'80% dei casi l'iperparatiroidismo è completamente asintomatico, ed il suo riscontro accidentale. Qualsiasi ne sia la causa, comunque, l'iperparatiroidismo determina un aumento del livello di calcio nel sangue, ed è questo che determina poi i sintomi della malattia qualora essa si manifesti: debolezza a livello di braccia e gambe, disturbi digestivi con vomito e possibile sviluppo di ulcera, disturbi del sistema nervoso che possono giungere fino a stati di sopore ed al coma, formazione di calcoli ai reni che determinano delle dolorose coliche, disturbi oculari e tutta una gamma di manifestazioni patologiche a carico dell'osso, che possono andare dall'osteoporosi a calcificazioni delle articolazioni e dolori articolari. Esiste un complesso caratteristico che veniva una volta addirittura usato come "spia" della malattia, caratterizzato da lesioni ossee diffuse, fragilità ossea e deformazioni scheletriche. In caso di iperparatiroidismo secondario si può manifestare un quadro chiamato "osteodistrofia renale", che può essere di diversa gravità ma spesso più grave di quello determinato dall'iperparatiroidismo primario: possono comunque comparire dolori ossei, debolezza muscolare, deformità e fratture scheletriche, calcificazioni vascolari, periarticolari e dei tessuti molli, prurito e, nel bambino, anche ritardo della crescita.
Se si hanno picchi molto alti nel livello del calcio nel sangue, anche la vita del malato può risultare in pericolo.

Come si può accertare l'iperparatiroidismo?
La diagnosi dell'iperparatiroidismo può essere alquanto indaginosa, e risulta decisamente più semplice se essa viene sospettata in precedenza e quindi gli esami che si effettuano sono in qualche modo "mirati". In ogni caso, risultano particolarmente utili esami di laboratorio volti a misurare sia i livelli nel sangue di paratormone che di calcio, i quali usualmente vengono prescritti dopo una visita medica nella quale il paziente ha evidenziato qualche sintomo "sospetto". Ulteriori accertamenti possono essere poi effettuati con esami ancora più approfonditi fra i quali si annoverano l'ecografia del collo, la TAC, la scintigrafia e l'angiografia.

E' possibile guarire dall'iperparatiroidismo?
Guarire dall'iperparatiroidismo è possibile, ma soltanto con l'asportazione chirurgica delle paratiroidi, che rappresenta a tutt'oggi la principale opzione terapeutica. Certamente non si può procedere a rimuovere un organo di questa importanza senza garantire al malato un supporto che vada a supplire alla carenza ormonale che ne deriverebbe, il che può essere ottenuto mediante farmaci oppure, preferibilmente, mediante l'impianto chirurgico di una paratiroide sana nell'avambraccio del paziente, ma questo soltanto se la sua età è al di sotto dei 50 anni. Se il paziente è anziano e non accusa sintomi particolarmente gravosi o invalidanti, conviene tentare di evitare l'intervento chirurgico almeno finchè la cosiddetta "perdita d'osso" non diviene grave e progressiva. Nel caso di iperparatiroidismo secondario ad insufficienza renale, si adottano diete povere di fosfati e si raccomanda l'assunzione di sali di calcio e vitamina D, relegando il ruolo dell'intervento chirurgico a casi particolari. Nel caso in cui l'iperparatiroidismo sia secondario a malassorbimento intestinale o a deficit alimentari, l'intervento primario è costituito dalla correzione di queste condizioni.

LETTERATURA SCIENTIFICA IPERPARATIROIDISMO


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